Chi ci è siamo noi, famiglie di bambini e ragazzi autistici, chi ci fa è lui il rapper e illustre concittadino Salmo che nel suo nuovo singolo 1984, usa il termine “autistico”.

Questa mattina alcune delle nostre famiglie mi suggeriscono di andare ad ascoltare l’ultimo singolo di Salmo, fresco fresco d’uscita e presumo molto atteso dal pubblico giovane che segue il fenomeno.

Nella canzone ci racconta la sua vita, ciò che era da bambino e da adolescente e in una strofa si esprime dicendo “parlavo poco, sembravo autistico”.

Ci chiediamo…cosa intende dire?

Non so dare una connotazione a quella frase e considerato l’uso improprio che ultimamente si fa di parole come “autismo” e “autistico/i”, chiedere delucidazioni è il minimo che possiamo fare.

La cronaca nazionale è piena di episodi in cui il termine autistico è usato per insultare qualcun altro (si veda vicenda Mineo-Renzi) oppure attribuendo al termine una nota di disprezzo e velato razzismo.

In questi casi le associazioni e le famiglie insorgono perchè spetta a loro la lotta quotidiana contro il pregiudizio e per l’inclusione sociale e non è una lotta facile ne ad armi pari.

Allo stesso modo mi chiedo cosa sarebbe accaduto se invece del temine “autistico” avesse usato “cerebroleso” o “handicappato”…credo che le associazioni non avrebbero tardato a chiedere scuse ufficiali.

Ma magari anche lui “ci è”, non neghiamo a nessuno il beneficio del dubbio e può anche essere che Salmo conosca il mondo dell’autismo e abbia usato quel termine con scopi, come dire, divulgativi o con particolare sentimento di appartenenza.

Non possiamo far finta che il suo pubblico non sia un territorio di grande interesse per noi che contro l’emarginazione dei nostri, in particolare in adolescenza, facciamo vere e proprie “crociate sociali”, ragione ulteriore per non passare oltre questo fatto.

Per questo chiediamo che Salmo ci spieghi cosa significa per lui “sembrare autistico” e da concittadini, ci attendiamo una risposta veloce e diretta.

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