inclusione

Casualmente ci imbattiamo in quest’articolo:

http://www.fishsardegna.org/la-domiciliarita%E2%80%99-lungimirante-e-completa-valorizza-e-qualifica-i-servizi-territoriali-integrati

Non si può dire che la domiciliazione dei servizi la si vorrebbe abolire, sarebbe esplosivo, non lo si può fare nemmeno quando lo si pensa e bisogna essere in grado di leggere tra le righe per non correre il rischio di fare processi alle intenzioni e di perdersi il senso vero delle parole.

Questo articolo ne è un esempio, si dice e non si dice, per noi il messaggio è chiaro e limpido.

Questo articolo è fazioso e offensivo nei riguardi dei disabili e delle famiglie.

Lo è perchè, mettere nero su bianco che le famiglie “monetizzano” gli interventi per i propri cari disabili è gravemente irrispettoso.

Lo è soprattutto in un periodo in cui viene a galla a livello nazionale, il malaffare e le connivenze tra istituzioni e certi gruppi imprenditoriali,  che gestiscono il denaro pubblico in maniera a dir poco scandalosa (dicasi mafia capitale); e sarebbero le famiglie a “monetizzare”?

Qualcuno ha chiesto alle famiglie cosa ne pensano in merito? Qualcuno ha dato loro modo di rispondere?

Lo facciamo noi che di molte famiglie di persone con autismo siamo i portavoce.

Le famiglie non monetizzano e non speculano sulle disabilità dei propri congiunti, le famiglie partecipano alle scelte anche grazie ad un cambio di rotta segnato dall’introduzione dell’applicazione della legge 162/98 a gestione indiretta.  Lo facciamo come madri, padri sorelle e fratelli dei disabili, ma questo è riduttivo. In un momento in cui siamo impegnatissimi a salvaguardare i servizi pubblici dei progetti personalizzati dagli scriteriati tagli, nella totale assenza della Fish.

Nell’articolo non si fa riferimento al fatto che non esistono solo le famiglie ma esistono anche i DISABILI, loro possono scegliere, decidere e non necessariamente sottostare alle scelte di questi fantomatici  “servizi territoriali integrati”.

Quindi non solo le famiglie ma anche i disabili direttamente hanno facoltà di scelta per loro stessi.

Esiste un motto che è proprio della fish “nulla su di noi senza di noi” quel NOI non sono solo le famiglie ma anche i disabili, qualche fish regionale deve averlo dimenticato.

Non facciamoci imbrogliare, il richiamo è sempre il medesimo, creare sul territorio centri residenziali  in grande beffa al principio di inclusione sociale che prende piede a livello internazionale.

L’ONU ha approvato nel 2006, la Convenzione sui Diritti delle Persone con Disabilità indicando un importante cambio culturale nei riguardi della disabilità e trattandola come un argomento di natura sociale per superare la mera questione sanitaria.

Una vera rivoluzione che vede un approccio più orientato all’ integrazione e inclusione sociale, con lo scopo di abbattere prima di tutto, le numerose barriere culturali esistenti che limitano spesso il disabile ancora di più della disabilità in sè. Questo significa letteralmente andare fuori nel mondo a scardinare principi radicati e ormai esausti. Un approccio che oltre-passa l’intervento sanitario focalizzandosi su quello sociale.

Bei principi e perspicace visione del tempo che verrà. Ma tutto ciò è possibile se ancora stiamo a discutere su quanti e quali dovranno essere i centri diurni o residenziali da far sorgere sui territori? Se ancora instilliamo il germe della diffidenza nei riguardi della capacità di scelta di famiglie e soggetti disabili?

Siamo sicuri che per occuparsi realmente del “dopo di noi” sia necessario ricorrere alla vecchia idea dell’istituto? Una forma di “presa in carico sociale” del disabile rimasto solo, con una rete di sostegno in cui sia la collettività a prendersene la responsabilità, è fantascienza?

Beh se continuiamo a prensare che rinchiuderli sia la soluzione, rimmarrà certamente fantascienza.

Vogliamo concludere con un messaggio alla Fish Sardegna:

le famiglie non vogliono gli istituti, a prescindere; la frase “…Vi è infatti il rischio concreto che la stessa famiglia possa risultare penalizzata ove si pensi che la disponibilità di servizi esterni, quali la residenzialità e la semiresidenzialità, in certe situazioni contribuisce a supportare i familiari e a creare un ambiente salubre e sereno…” fa rabbrividire, come se l’unica giusta soluzione per il sollievo familiare, sia chiudere il disabile tra le mura di un istituto.

Ma di cosa si parla?  Qual’è la serenità per una madre costretta a istituzionalizzare il figlio a causa della mancanza di sostegno? Se possiamo, noi mamme, uscire, anche andare a lavorare e evadere dagli arresti domiciliari  che abbiamo subito per lungo tempo  senza aver compiuto alcun reato, lo dobbiamo proprio al “modello Sardegna” della 162, pubblico con gestione indiretta (gestione del denaro demandata alla famiglia), non agli istituti – tutti privati –  di cui parla la fish Sardegna.

 

I disabili e le famiglie vogliono  scegliere e non demandare a chicchessia scelte di vita fondamentali.

La faziosità dove sta noi l’abbiamo capito.

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