presidio

Cosa sia una buona prassi lo sanno tutti e ugualmente tutti sanno che operare in modo corretto consente risparmi, trasparenza, soddisfazione, consenso.

Non esistono motivi per i quali le buone prassi dovrebbero essere difese, si difendono già da sole.

Eppure…

La legge 162/98 è una di quelle buone prassi che distingue il “modello Sardegna”, che ci fa essere all’avanguardia una volta tanto, una di quelle realtà che ci consente di sentirci aiutati, protetti, sotto la giusta attenzione da parte delle istituzioni.

Anche quest’anno abbiamo dovuto lottare per proteggerla. Anche quest’anno non sappiamo ancora  di quanto i nostri piani personalizzati saranno prorogati dopo il 28 febbraio.

Al seguito di Salvatore Usala, ci siamo lanciati in una protesta durissima, fatta di digiuni, di allerta costante e di un presidio che ha raccolto un’umanità sofferente nel corpo e nello spirito ma che non ha visto nemmeno un passaggio veloce del nostro Presidente Pigliaru.  Ha ragione Tore, esistono i buoni e i cattivi e sappiamo che facce e nomi hanno.

La risposta alla protesta è stata favorevole, il fondo è stato ripristinato (o lo sarà) ma ancora e ancora ci troviamo a giustificarci con chi crede che il fondo per le non-autosufficienze, almeno in parte, sia uno spreco.

L’Assessore Arru dice che il sistema è da rivedere, che per colpa di pochi furbi pagano tutti i gravissimi.  Dice che i criteri vanno rivisti perchè le quote dei piani devono essere rispondenti alle reali necessità, c’è necessità di razionalizzare.  A ragion veduta, con il taglio lineare di 32milioni si voleva punire chi? La razionalizzazione andrebbe pensata a monte, quando un sistema lo si struttura prima di nascere. Qui, se tanto mi da tanto, razionalizzare significa tagliare alla cieca.

Sappiamo che una commissione sta lavorando ai nuovi criteri e noi abbiamo paura, molta paura che questa razionalizzazione andrà a colpire proprio noi, perchè l’autismo si presta all’equivoco di cui ho scritto qualche giorno fa. Ci rassicurano, ci garantiscono ma noi sappiamo che qualche burocrate, qualche contabile ha già deciso quali teste cadranno.

Il rischio  è che questa campagna diventi come quella falsi invalidi, alla ricerca di fantasmi inesistenti che consentono il recupero di pochi spiccioli. Quando si accorgeranno che dalla disabilità si recupera poco  elimineranno la “buona prassi” facendoci diventare tutti “i furbetti della 162” e per colpa dei furbetti non ci sarà più nulla per nessuno.

Questo accadrà perchè le buone prassi costano molto, a loro avviso, facendo finta che le cattive prassi non costino mille volte di più.

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