gita

L’infanzia e la prima giovinezza sono momenti che tutti (più o meno) ricordiamo con piacere e nostalgia. La scuola era un momento di grande impegno e fatica ma anche di svago. Si aspettava tutto l’anno la gita scolastica, che fosse di un giorno o di una settimana…

Da qualche giorno gira sul web la storia di un ragazzo disabile di San Teodoro (OT), che frequenta le scuole medie che è stato lasciato a casa mentre tutta la sua classe è andata in gita. Il ragazzo l’ha scoperto per caso vedendo le foto dei suoi comapagni in gita da facebook e si è molto arrabbiato con la madre, convinto che fosse stata lei ad avere deciso di non farcelo andare.

Non è andata cosi, la mamma non sapeva nulla di quella gita e la scuola se ne è guardata bene dal comunicargliela. Pare sia successa la medesima cosa ad un altro alunno disabile della stessa scuola.

Non ci sono giustificazioni di sorta ad un evento del genere. La scuola dovrebbe chiedere scusa e pregare quei genitori di non procedere legalmente laddove si profila un reato penale.

Difatti secondo la legge 67/2006 art.2 commi

1. Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità.

2. Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.
3. Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.
4. Sono, altresì, considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.”

La legge 104/92  prevede che i disabili possano usufruire delle stesse opportunità formative dei coetanei non disabili, e la gita scolastica è una dei tanti eventi formativi didattici della scuola.

Ancora: CM 291/92 art.8, comma 2 recita :  IN CASO DI PARTECIPAZIONE DI UNO O PIU’ ALUNNI IN SITUAZIONE DI HANDICAP, SI DEMANDA ALLA PONDERATA VALUTAZIONE DEI COMPETENTI ORGANI COLLEGIALI DI PROVVEDERE IN VIA PRIORITARIA, ALLA DESIGNAZIONE DI UN QUALIFICATO ACCOMPAGNATORE FINO A DUE ALUNNI, IN AGGIUNTA AL NUMERO DEGLI ACCOMPAGNATORI…..

Non tiene nemmeno l’ipotesi dell’assenza dell’insegnante di sostegno perchè quest’ultimo è assegnato alla classe (La legge 104 , il d.p.r 94/92, la L 328 , la L 517)  e tutti gli altri insegnati hanno eguale responsabilità dell’alunno disabile come di tutti gli altri alunni.

Si intravede chiara una vicenda di mala organizzazione scolastica che lede, come troppo spesso succede, proprio il diritto dei più deboli.

A quei signori/e che hanno accampato l’idea diffamatoria che la mamma del ragazzo volesse l’elemosina dal resto della classe e volesse pagata la gita per il figlio, invito a rileggere in alto il comma 4 della legge 67 del 2006.

Come associazione ci mettiamo a disposizione della famiglia nella speranza che i disabili smettano di essere tutelati giocoforza da articoli di legge e, finalmente, diventino oggetto di protezione e tutela del buonsenso di una società civile.

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